Il planisfero, ovvero la rappresentazione geografica dell'intera superficie terrestre, ha origini molto antiche: il primissimo esemplare a noi noto risalirebbe addirittura ad Anassimandro di Mileto (VI sec. a.C.).
Con il trascorrere dei secoli, le descrizioni geografiche del mondo hanno conosciuto una progressiva evoluzione, soprattutto a partire dal geografo greco Claudio Tolomeo, vissuto ad Alessandria d’Egitto nel II secolo d.C..
Quando la sua "Geographia" fu scoperta (XIV secolo), i cartografi vi trovarono una grande quantità di riferimenti completi di coordinate geografiche; utilizzarono poi questo materiale per compilare una carta che illustrasse le condizioni del mondo nel periodo in cui l’opera fu scritta (150 d.C.).
Tale ricostruzione è nota con il nome di "Planisfero Tolemaico". Sfruttando una metodologia già sperimentata in età ellenistica, Tolomeo si avvalse dell'osservazione astronomica per trovare la latitudine e la longitudine dei vari punti della Terra, inquadrandole poi in uno schema "a rete" .
Poiché si basa sull'estensione dell'Impero Romano nel secondo secolo, il Planisfero Tolemaico si limita a raffigurare solo due mari (il Mediterraneo e l'Oceano Indiano) il territorio europeo e parte del continente asiatico.
La scoperta dell'America e la diffusione della stampa diedero nuovo impulso a questo tipo di cartografia: non a caso, il Cinquecento è il secolo che conta una eccezionale varietà di planisferi.

Le prime carte del mondo con la descrizione del continente americano, nelle quali si distinsero soprattutto i cartografi spagnoli, portoghesi e italiani, consistevano essenzialmente in una versione ampliata del classico portolano: alcune venivano disegnate a mano su pergamena ( è il caso del "Planisfero di Cantino", il "Planisfero di Pesaro" e il "Planisfero di Reinel", risalenti ai primi anni del XVI secolo), mentre altre erano eseguite a stampa (tra le più famose, il "Planisfero Contarini" del 1506).
Alcune di queste carte, come il "Planisfero di Sylvanus" (1511) e lo stesso "Planisfero Contarini", utilizzavano ancora la proiezione conica tolemaica; a questa, nella seconda metà del XVI secolo si aggiunsero nuove proiezioni che servirono a realizzare planisferi sempre più avanzati.
Fra le più accreditate si distinsero la "Proiezione Sinusoidale" di Cossin e soprattutto la "Proiezione Cilindrica Centrografica Modificata" di Gerardo Mercatore.
Tale proiezione si ottiene inserendo la Terra in un cilindro tangente all'Equatore e proiettando tutti i punti dal centro della sfera sulla superficie del cilindro: aprendo il cilindro, si trasferisce così la sfera terrestre su superficie piana.
Pensata soprattutto per la navigazione, la "Proiezione di Mercatore" è ancora oggi uno dei riferimenti più utilizzati nella realizzazione di vari servizi cartografici; tuttavia, per superare le inevitabili distorsioni che essa comporta, nel corso del XX secolo sono stati proposti altri sistemi, come la "Proiezione di Gall-Peters" e la "Proiezione di Fuller" (nota anche come "Planisfero Dymaxion").

Oggi, il planisfero non ha solo un ruolo didattico: tanto su carta quanto su globo (il cosiddetto "mappamondo"), esso è impiegato ampiamente anche a scopi ornamentali.
Per soddisfare entrambe le esigenze, l'odierna produzione cartografica include varie tipologie di planisferi, da quelli più moderni e aggiornati alle riproduzioni delle mappe antiche che uniscono ad un pregevole effetto estetico un notevole interesse storico-culturale.
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